Roma, era tutto un film: Sorrentino e Garrone presentano “Il grande reality”

Un respiro di sollievo: non siamo su Scherzi a parte, bensì al Cinema. E con la C maiuscola. I due più grandi registi italiani contemporanei, Paolo Sorrentino e Matteo Garrone, hanno infatti appena concluso, in gran segreto, le riprese per quello che – c’è da scommetterci una cena alla “Parolaccia” – sarà un altro sensazionale capolavoro.

Si chiamerà “Il grande reality” e lo firmeranno insieme. «Così finalmente non ci confondono più» – hanno chiosato i due celebri cineasti all’apertura del Roma cinema Fest – «cominciavamo ad essere in crisi di identità».

Un evento assoluto, dunque, che esulerà dal contesto cinematografico tout court per andare a sconfinare nell’iperuranio culturale internazionale: fonti hollywoodiane danno infatti la pellicola certamente in lizza (con ottime possibilità di vittoria) per l’Oscar 2017.

Il tema è, ancora una volta, la Città Eterna. Ma ripresa dal punto delle telecamere pseudo-nascoste, in modo da sembrare tutto perfettamente realistico. Alla Gomorra, insomma, ma anche alla Truman Show. Solo che invece che Jim Carrey abbiamo Ignazio Marino, invece che i Savastano abbiamo i Casamonica. La tecnica è simile, ma la storia è ben più tragica.Sorrentino e Garrone

Insomma, tutto quello che avete visto esterrefatti in questi ultimi 18 mesi, da “Mafia capitale” all’arresto del “Cecato”, dai funerali canicolari del Padrino alle vacanze tropicali di Marino, dalla badante Gabrielli alla trasferta sindacale di Philadelphia, fino alle esternazioni volanti del pontefice e la caduta finale sugli scontrini, era frutto di un’accurata e davvero avvincente sceneggiatura, scritta a quattro mani dagli autori de “Il Divo” e “Il racconto dei racconti”, degna del miglior Ennio Flaiano.

Solo due maestri di questo calibro potevano, infatti, idearla e dirigerla. E i cittadini possono finalmente stare tranquilli. «L’Italia non è questa, è solo arte» – hanno dichiarato esultanti in una nota congiunta il ministro dei beni culturali Franceschini e quello degli interni Alfano – «siamo rimasti sorpresi anche noi dell’annuncio dei due registi» – prosegue la nota – «adesso non vediamo l’ora che il film esca nelle sale per sapere come va a finire».

Quella di Sorrentino e Garrone è una tecnica, però, raffinatissima, che raccoglie infinite citazioni di linguaggi del tutto differenti della settima arte, che andranno fellinianamente a toccare anche la televisione, con il ritmo spasmodico delle serie d’azione di maggior successo mixato al taralluccievinesmo dell’infotaintment vespiano, il giornalismo, con le finte (ma vere!) interviste radiofoniche a monsignori e parlamentari, impiattate con le più succulente sparate travagliane di prima pagina. E molto altro. Ma non vogliamo spoilerare troppo.

Possiamo solo aggiungere che, nelle scene montate con sapienza leoniana, domina lo slang crudo del pulp all’amatriciana, con scorci tarantiniani e sollimiani insieme, tenendo ben presente la lezione del grande maestro Pier Paolo Pasolini, data la chicca di un fantastico Jonathan Pryce nei panni di papa Francesco. «E’ l’unica vera star che ha partecipato al progetto» – rivelano gli autori –  «gli altri sono attori presi dalla strada. Devo dire che, oltre a Jonathan, si sono tutti comportati magnificamente, impersonando con estrema dedizione la svariata gamma di personaggi previsti dal copione».

Dimenticavamo: le musiche sono del maestro Ennio Morricone. E di Nino Rota.

A. Ivanovich, 14/10/15

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