La fine dell’anno

Giudici

Addio anno malanno, addio: non sai

quanto rancore ti seppellisce

e rimpianto di fare e di non fare,

anno malanno quanto orrore ho di te!

 

Ti salutano allegre le fanfare

di chi non vuol cambiare

il mondo, lenta piaga che marcisce,

sperano l’anno nuovo come te,

 

altra palude dove imputridisce…

Amore amore non i nostri guai,

ma le nostre dolcezze, che insulto

subirono – e le verdi foglie verdi

 

intrise anch’esse da previsti veleni

in noi si fanno concime di morte…

Anno malanno, addio alle contorte

malinconie che ancora persuaderci

 

tentano a quel che inevitabile

non è, a dire che sarà quest’anno

nuovo malato e stolto come te,

da follie ulteriori trattenerci…

 

Addio vergogna addio, comincerò

da domani a reincidere su nuovo

intacco il vecchio tronco che resiste,

a pregare, a costringere in me l’uomo

 

che morto insieme a te vorresti a mordere

il legno vivo, il nemico protervo,

opera di pazienza e di virtù:

a liberarmi in segreto mentre servo.

 

31 dicembre 1960

Giovanni Giudici

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