La genìa di Virginia

virginia

Nella mia città, e chi l’avrebbe detto

c’è uno slargo intitolato a un’eroina

che porta il cognome di un regista

di certe commediuole anni ‘90.

 

Lei era sgaggia, bella, intelligente e tanta,

nobile, arrivista e sapeva le lingue (anche la latina).

Un notevole curriculum vitae et studiorum

da spedire al Presidente del Consiglio.

 

La ragazza voleva far carriera ed il coniglio

dal cilindro magico del fato attendeva,

con ansia, da un momento all’altro,

fino al giorno che bussò mentre era al trucco.

 

Così piantò di punto in bianco quel gran becco

del marito e si dannò anima e corpo alla sua impresa:

divenire celeberrima e realizzare qualcosa

da imprimer nei rotocalchi (che c’eran già) a sfondo rosa.

 

Era l’epoca che si stava progettando quel Bel Paese dove il Crucco

imperversava e il Presidente (del Piemonte), letto avidamente

il suo C.V (e soprattutto dopo averla provinata)

stanziò immediatamente di mandarla a far da balia

 

nientepopòdimenoché all’Empereur.

Una mission, capirete, molto delicata:

snidare quel pollastro di Napoleon

per fargli siglare un dì la carta di Plombieres!

 

Mais rien peur: non v’er salotto, vizio o mestiere

ch’ella non conoscesse meglio di chi altro,

lei, prototipo del fenotipo tipico

che oggi chiameremmo tipo “escort”.

 

Così tra un gloria patri e un’avemaria

(come inizio) l’ampia scollatura e l’assortita bigiotteria

fecero il resto. Lei flesciò con la sua galanteria

il nipotino d’oro e conquistò il favoloso “Primo Premio della Spia”.

 

I libri ci han spiegato com’è andata:

lì per lì niente di che, ma poco dopo,

sarà un caso fortuito, questo sì, però

nessuno può negare che l’Italia è nata.

 

Fu lei che morì povera in canne e dimenticata,

condizione stereotipata di molti miti

(prendi Colombo ad esempio, stessi guai)

Che ci rimane? Uno sceneggiato Rai,

 

una leggenda sbiadita, una bellezza

ormai d’antonomasia, un orgoglio

di casa nostra, una piazzetta decentrata

e giusto giusto, appena appena

 

una grigia ombra velata da sottile angoscia:

quella d’esser tutti pronipoti di bagascia.

Alexandr Ivanovich

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s