Arena americana

E’ stato un bel derby. Combattuto, appassionato, giocato tra due vecchi volponi amiconi di famiglia nonché concittadini newyorkesi. Valeva il prezzo del biglietto (anche se è occorso restare desti dalle 3 alle 5, manco attendessimo i 100 metri olimpici di Bolt).

Uno show fondamentale per i futuri equilibri (già abbastanza traballanti) del globo, dove la comunicazione è tutto e sta alla base della vittoria. Non “cosa” si dice ma “come” si dice. Bellissimo, dovrei girarla a Renzi, questa.

Scenografia

Hofstra University di Long Island, New York. 130 milioni di telespettatori previsti. Biglietti in sala andati a ruba (è vero, non è uno scherzo, la democrazia costa e qui si paga cara) per un’ora e tre quarti di diretta, ma – incredibile – senza interruzione della pubblicità. Peccato, ero convinto che fosse come il Superbowl, con Janet Jackson che si tira fuori una tetta mentre canta a fine primo tempo.

Vestiario e acconciatura

Lui: completo da uomo di stato, serio, sorprendentemente pettinato. Spilla con la bandiera americana e addirittura una cravatta. Blu, come il colore del Partito Democratico.

Lei: tailleur rosso, sgargiante, fotonico. I colori del Partito Repubblicano, non dell’Urss.

Tanto per chiarire le acque all’auditel.

Facce

Considerando che hanno 140 anni in due, sono visi da restaurati ragazzini tirati a lucido prima della festa di fine anno della terza media. Ma hanno già trombato, quindi sono più sereni.

Lui: grugno da Biff Tannen seminascosto dal cerone, rughe cementificate con le luci del neon sparate a fuoco, capelli della parrucca riordinati per sembrare che ce ne sono, panza nascosta dall’abito scuro che snellisce. E’ circa 4 metri, sembra Andrè the Giant, ma un po’ più grezzo.

Lei: alta un tappo e un barattolo di Pringles, un po’ troppo larga ma distinta. Si avvicina al gigante per dargli la mano, come Cappuccetto Rosso con il lupo, ma ha un ghigno che lo fa subito vacillare. Sorride sempre, con grande classe. Sguazza tra le telecamere come un pescetto (rosso naturale) nella sua tinozza. Non sembra agitata, perché gli hanno cristallizzato le ghiandole sudorifere. Riflette la luce come un paio di Rayban scuri.

Hillary Clinton And Donald Trump Face Off In First Presidential Debate At Hofstra University

HEMPSTEAD, NY – SEPTEMBER 26: Republican presidential nominee Donald Trump (R) and Democratic presidential nominee Hillary Clinton (L) shake hands after the Presidential Debate at Hofstra University on September 26, 2016 in Hempstead, New York. The first of four debates for the 2016 Election, three Presidential and one Vice Presidential, is moderated by NBC’s Lester Holt. (Photo by Joe Raedle/Getty Images)

Riscaldamento

Arriva il conduttore, Lester Holt della Nbc, che mette subito in chiaro le cose. Niente colpi bassi, niente calci alle palle. Siamo candidati alla Casa Bianca, mica bestie di House of cards. Tempi uguali, domande uguali, io vi interromperò se dite cazzate o aggredite l’altro (non accadrà mai, che lui interrompa, ovvio).

Inizia il match

Si comincia con l’economia interna. E parte Trump.

Lui: andiamo male, è colpa del Messico. Ripeterà la parola “Messico” circa 7 volte nei primi 10 minuti. I messicani ci portano via il lavoro, non abbiamo più lavoro, le imprese se ne vanno dall’America, che cazzo. Si può dire cazzo in Tv? Questi politici che sono qua da 30 anni hanno ridotto così il nostro grande paese. I politici, “quelli là”, sono incapaci, ci vuole un imprenditore come me a mettere a posto le cose! (dove l’ho già sentita? Che dejavu pazzesco, un vero trip. Non starò già dormendo?)

Cmq John Wayne ne sarebbe fierissimo: Donald 1 – Hillary 0. E’ partito molto bene, citando tutti i suoi luoghi comuni prediletti, imparati da Salvini in un corso di aggiornamento a Verona. Tifo per lui, perché i cattivi divertono sempre.

Lei: Donald (lo chiama più volte per nome, che cara), lo sai che abbiamo avuto una grande crisi, e che siamo riusciti a risolverla grazie a Obam….

Obama quale? Quello che hai insultato per tutta la campagna elettorale del 2008? Interrompe con forza, senza che il conduttore dica nulla. Mossa scorretta, ma è 2-0 Trump. Ha ragione, porca mignotta.

Non mi interromperegenio, lei riprende con un bellissimo smile, senza perdere la concentrazione. La crisi economica dello stato si sistema solo dando lavoro ai giovani, investendo nelle piccole e medie imprese e nelle energie rinnovabili (dopo me la spieghi, ma intanto è una bella strizzata di palpebre ai Verdi Usa…se esistono? Boh) dobbiamo rilanciare il nostro modo di essere americani, tutti uniti, nel nome dell’amore (musica di Hair di sottofondo).

E il Nafta? (accordo commerciale incendiario tra Usa, Canada e Messico) Dove lo mettiamo? (riprende D.T. con furore) Ha rovinato le nostre imprese, e l’ha voluto tuo marito! Tuo marito, che ti ha messo più corna di un ranch dell’Arizona (fa la mossa del lazo).

S’era detto niente colpi bassi eh? – dice col pensiero il moderatore. (Trump all’ultimo minuto ha rinunciato, su consiglio dei suoi spin doctors, a portare una delle amanti di Bill tra il pubblico. Non sprechiamoci tutti i jolly subito, gli ha bisbigliato Rudolph Giuliani).

Negli anni ‘90 mio marito ha siglato quei patti perché erano fondamentali per il libero scambio delle merci nel nostro continente. Lo dovresti sapere bene tu, che ancora non si capisce che minchia traffici con i tuoi aerei di merda. Sempre se sono tuoi.

Io prometto 25 milioni di posti di lavoro (in America tutto è più grande di 25 volte) dando priorità ai nostri cittadini e alle nostre fabbriche. Venite a produrre qui, date lavoro qui, che vi espanderete. Ho un piano. E io adoro i piani ben riusciti (cerca di infilarsi un sigaro tra i denti ma non lo trova nel taschino). Un piano di rilancio che non si vedeva dai tempi di Reagan…(nominare il vecchio guitto californiano. Mossa super con lo share, specie in Alabama. Il temine “Reagan” verrà riutilizzato altre volte. Assist d’oro dei giulianiferrara trumpeschi).

Trump il protezionista, Trump l’orgoglioso guardiano dei confini di stato. Trump il cowboy che ce l’ha fatta, che cita Ronald e che evoca John. Come attori non c’è paragone. E vola sul 3-0.

Fase centrale

Curioso, non si accenna nemmeno di striscio i temi più caldi di questi tempi. Tipo l’omicidio sistematico dei neri da parte degli sbirri. O l’eterna questione delle armi, che un seienne di Duluth o Colorado Springs può tranquillamente disporre acquistandole in allegato con Topolino.

Non si parla di argomenti sessuali, né di questioni etiche come eutanasia, aborto, figli in provetta.

Trump si rivolge agli americani incazzati. Ma non li aizza più di tanto. Non cita neri, gialli, islamici o ispanici, messicani a parte. Non attacca sul razzismo né sulla violenza. Parla di lavoro, anche se a vanvera. Hillary invece parla alla middle-class. I troppo ricchi sanno benissimo che la festa continuerà lo stesso: comunque vada, sarà sempre un successone. Per loro.

Rimane scoperta la categoria mediana e quella dei poveracci. La casta dei paria non vota neanche, come da regolamento.

La Clinton è li per parare i colpi. Sa di essere davanti coi sondaggi, è stata senatrice, first lady e Segretario di stato, ovvio che deve difendersi dalle cannonate di Mr. Briscola (Trump, da Google translate).

E siccome, è noto, si vince al centro, la signora sfodera tutto il suo ritrovato charme ricordando la piccola industria tessile del babbo, strappando lacrime di commozione alla figlia Chelsea in prima fila, rimembrante i tanti ceffoni ricevuti dal nonno lungo l’arco degli anni ‘80.

Bill ride: Che cazzara, deh! Si legge nel suo divertito labiale da principe consorte in pectore.

Trump attacca Hillary chiamandola sempre, ripetutamente, “Signora Segretario”. Altra briscola vestita: con un colpo solo le dà della scarpa vecchia e le rammenta pure che è stata fino all’altro ieri nei posti chiave del potere (verissimo). Meglio rinfrescare la memoria generale, il pubblico non ricorda nemmeno chi ha vinto l’ultimo campionato NBA tre mesi fa. Ciàpa su.

Quindi come si permette, Segretario, di dare lezioni su cosa si deve fare?

E così, preso dalla smania di affondare il coltello, Donald si ritrova a parlare di Obama. Il suo piedone è ormai vicino alla buccia di banana. H.C. va in difficoltà anche sul TTIP, accordo commerciale America-Europa (anche in Europa è stra-criticato, ma allora chi cavolo l’ha voluto? ndr) ma la svolta è dietro l’angolo.

E’ una rovina come il Nafta. L’hai sempre difeso, ora non più, perché lo dico io. Vergognati.

No, ero contraria, l’ho anche scritto nella mia biografia. E’ stato il mio ghost writer… (qui c’è ambiguità, ammettiamolo, visto che da tempo si parla di una sosia della Clinton, che sarebbe morta da tempo. Esattamente come la vecchia leggenda beatlesiana del P.I.D – andate a vedervelo su Wikipedia, ora non ho tempo di spiegare).

Allora ha sbagliato Obama? Segretario, ha sbagliato Obama? Eh? Incalza ingarruzzito.

Lo stesso che non sarebbe Born in the U.S.A?

Gli risponde springsteenianamente senza perdere il self control.

E questa è la reazione della cavalla politica di razza.

Ella, infatti, rispolvera una vecchia polemica anti Obama messa su da Trump, che millantava di possedere un certificato di nascita in quale si dimostrerebbe che l’attuale presidente sarebbe stato partorito in Kenya. Particolare importantissimo visto che, da costituzione, il “Commander in chief” deve avere avuto i natali entro confini Usa (lo stesso motivo, ad esempio, per cui Terminator si è dovuto fermare al governo della sola California in quanto austriaco di anagrafe, come Hitler). Era una pura scemata su cui Trump, ora, non sa che dire. E Hillary va sull’1-3. Dopodiché ecco un’altra mossa ambientalista.

Tu credi alle favole, Donald. Sei anche quello che dice che il cambiamento climatico non esiste.

Non è vero! Non è vero! Grida lui come un pappagallo in gabbia. Un po’ poco, come difesa: 2-3. Hillary, come un diesel, ha finalmente ingranato e ora sta per passare al contrattacco.

Politica estera

La ciliegina finale, il dessert della casa dopo un pranzo luculliano a base di fiorentine e crauti (metafora ardita ma sempre meglio che la pizza con l’ananas e maionese).

Dove la signora vince davvero è proprio il campo da gioco sterminato del mondo. Trump dimostra di non sapere nemmeno dove sia il Bhutan (non lo sa quasi nessuno, ma da un candidato alla guida del più potente esercito del pianeta forse è una qualità richiesta nel cv).

Hillary, la professorina, sfodera preparazione ed esperienza (grazie al kaiser, direte voi). Lo butta giù in ogni cosa che dice. Lo lascia parlare, sa di avercelo in pugno.

La Nato non serve più a una sega! Esterna convinto. Ci costa miliardi di dollari, il 73% della spesa è sulle nostre spalle, ma è mai possibile?

Tesoro, abbiamo vinto la seconda guerra mondiale. Lo sapevi? Passa un attimo al Cepu e fatti un ripassino.

Va bè, la Nato ok…ma troviamo un modo per gestirne i costi! Solo di catering, dall’Islanda alla Polonia, ci vola via un fottìo di dollari! E i dollari sono tutto! Lo so io che….

Che sei un grande imprenditore, sì bravo, mitico. Anche tuo padre la pensava così, dopo averti intestato tutta la sua eredità. No ragazzi, scusate (guarda fisso in macchina cercando di rimanere seria) volevo dirvi che non lo fa apposta, è davvero un coglione…Nato ahahahah! (e sta quasi per scompisciarsi, dopodiché si riprende).

E il Giappone! Non possiamo mantenere anche il Giappone!

Sorry, Abe (continua a guardare la telecamera gesticolando) fai finta che è Steven Seagal, fatti due risate e dimentica subito, per favore. Yukudi. Riprende lei con aria quasi preoccupata di rivedersi un’altra Pearl Harbour tra pochi anni.

In storia e geografia siamo indietrino, non trovi? Dobbiamo rispettare tutti i nostri alleati…è dura, ma là fuori ci sono dei nemici da affrontare…e tu lo sai bene, visto che sei in intimità con Putin.

Tripletta della Clinton in pochi minuti. 5-3, il toro è quasi al tappeto. Lui è realmente ignorante come una scarpa, dovrebbe chiedere la spugna o una secchiata d’acqua nel muso ma persiste nelle boiate a mezzo bocca.

L’Iran! Voi vi siete messi d’accordo con l’Iran, porca di quella troia!

Scusami, (sorride) Donald, se ora da quelle parti hanno un premier sano di mente che ci ha permesso di ficcare il naso nel loro sviluppo nucleare. Scusa, se abbiamo evitato che ci tirino nel culo dei missili atomici da Teheran. Scusami, ma a me sembra una leggerissima vittoria politica, o sbaglio?

6-3. Ormai è cappottato.

Qui si sveglia all’improvviso il conduttore: Ehi Trump, se vinci, saresti disposto a usare le bombe atomiche?

(E’ come domandare a Nerone se gli piace il flambè).

Non lo escludo, non lo escludo. Ehehehe! Fa lui con la voce di Gary Cooper. Proprio il modo migliore per rassicurare gli americani. E i terrestri tutti.

Perfino quando ha ragione, Trump sbaglia candeggio: Voi avete creato l’Isis, avete abbandonato il campo dell’Iraq ed ecco il risultato!

Ma se hai detto che non eri d’accordo con la guerra in Iraq…

Certo, non l’avrei mai fatta io, quella guerra.

E allora che diavolo vuoi, Gino?

Sì però all’epoca l’avevo appoggiata…bofonchia come se fosse stato sgamato a pulirsi le chiappe con delle foglie di eucalipto.

Ecco, dai… ancora due minuti è finita, birillino. Be quiet.

End of games

Donald commette cappelle a ripetizione e la Clinton sembra Muhammad Alì contro Joe Frazier a Kinshasa nel 1974. Lo lascia cadere prima del colpo finale. Un colpo da maestrina che sta per giungere come un uppercut nella dentiera del milionario avversario.

Amico mio, sei un povero stronzo che farnetica che noi donne siamo scimmie senza cervello, dimenticando il particolare che tua mamma ti ha partorito. A proposito, bel lavoro davvero, signora! Ce l’hai con noi perché siamo più belle e intelligenti e tra un mese una di loro sarà presidenteeeeeeeeeee!!!!!!!! Wooooo!

Standing ovation. Nei divani americani, dalla Florida alle Hawaii, volano rutti e popcorn di giubilo. In studio la supermodella slava moglie di Trump tenta un sorriso di circostanza. Hillary stapperebbe un Maximilian Brut da 6 litri come Hamilton dopo un gran premio, ma non può. Sa di avere vinto. Ma si tiene tutto dentro. Ci sono ancora molti giorni prima del fatidico 8 novembre e tanti round da disputare contro quell’energumeno. Tutto può accadere. In ogni caso, staremo freschi.

Che grande democrazia!

God bless Americaaaaaaaaa…….(sigla):

Land that I love
Stand beside her, and guide her
Through the night with a light from above.
From the mountains, to the prairies,
To the oceans, white with foam
God bless America
My home sweet home

A. Ivanovich

Interilia

lorenzi

 

L’uomo era ancora giovane e indossava

un soprabito grigio molto fine.

Teneva la mano di un bambino

silenzioso e felice.

Il campo era la quiete e l’avventura,

c’erano il kamikaze,

il Nacka, l’apolide e Veleno.

Era la primavera del ‘53,

l’inizio della mia memoria.

Luigi Cucchi

era l’immenso orgoglio del mio cuore,

ma forse lui non lo sapeva.

Maurizio Cucchi, ‘53

 

Icardi in panchina.jpeg

 

Discussione normale.

Come se nulla fosse.

Niente di trascendente:

l’off side, Sarri e Mancini,

la ripresa delle ostilità.

 

Eppure c’era qualcosa

di tenero e di conviviale,

dialogo da manuale

fra due incompresi vicini.

 

Ma tanto ci si ribecca

dolente natura morta,

Merissima gloria bastarda!

 

(Intanto in panca è Icardi

assiso a Porta a Porta)

Alexandr Ivanovich, Dream no. 9, gennaio 2016

Tresette, briscola e scopone nuove discipline olimpiche, Renzi e Malagò: “Obbiettivo 50 medaglie nel 2024”

italia-paese-per-vecchi.jpg

Velletri, Papa Francesco telefona a una novantenne e la convince a passare a Infostrada

Spezia, Gabbiani nel Pd con Erba e Benifei: “Vogliamo più rumenta nelle ore notturne”

4/7/16

TROVA LAVORO ALL’ESTERO: 9000 posti nella Pubblica Amministrazione in Turchia. Selezioni da subito, previo colloquio privato. Astenersi perditempo con tessere di partito.

Mi raccomando, disinvolti. Firmato R.E.

19/7/16

Oklahoma: nerd trova un pokemon nella parrucca di Trump. E ha il muso di Salvini!

25/7/6

Cantano “Sultan of swing” davanti a Erdogan: Dire Straits trasformati in coro di voci bianche dell’esercito

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Nomine Rai, Renzi come Erdogan: “Vi ho purgato ancora”

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Berlusconi vende il Milan per 740 milioni di euro, la nota ufficiale di Fininvest: “Puttane garantite fino al 2136”

9/8/16

Mafia, Alfano scioglie il comune di Corleone nell’acido

11/8/16

Accordo Turchia-Russia, Obama chiede il controllo delle urine di Erdogan

12/8/16

Genova, camallo inciampa e grida “Porco Diaz!”. Multato per 47 euro dalla polizia portuale

A.I 16/8/16

Genova, apre a Bolzaneto “El machete”, primo fasto food “Per zecche vegane”

A.I 17/8/16

San Terenzo (SP): parroco esorcizza fedeli con fucili a pompa  

A.I 29/8/16

 

Ivanovich, estate 2016

Il felino

 

oscar

che vive, zampetta e che raschia la porta,

che si affeziona alla casa, pertanto non esce

e se lo fa è per pisciare

poco distante,

che ronfa sedic’ore su ventiquattro,

che mangia e si lamenta

alle cinque ed è sveglio,

che tormenta più i sogni che il vero,

sempre aggomitolato e foriero

di povere notizie,

aduso dalla nascita ad udire il prefisso

 0187

dalle altrui cornette,

che ama quando gli pare e se ne sbatte,

abituato al complimento ma scortese

come un ricoverato da REMS,

agilmente e in continuo evitando

fatiche,

pericoli, lavori, affanni, nequizie,

sommerso nella più quieta atarassia

ma sempre destato sul più bello

Posso io non sentirlo gemello?

 

Alexandr Ivanovich

 

Ventinove di giugno

Povero

come un mollusco

portuale, districato

tra mille peripezie e lattine,

sudato e puzzolente

come una latrina di lager,

mi ritrovavo solo, abbandonati

amici, parenti, treni e segreti

per le ways of my

hometown.

 

E si sa che l’odore

della città entra nelle

cavità orali e polmonari:

il sapore di frazioni di libertà

otturava le papille e le pupille

brillavano come stelle filanti

nel cielo.

Stella

Forse vittima della sua fisicità

quasi felice della situazione

angusta venutasi a creare

e di ventiquattro estati

sul groppone,

pensavo al magone così intenso

che possedevo

– e se ci ripenso

mi ritorna tuttora – :

 

tutt’altero,

sincero e decisionista

mi avviavo

al Centro Allende e Salvador

Dalì si pronunciava

severo.

 

La persistenza del mio movimento e

dei passi avvicendati al concerto

di Fossati

superavano le tende

e i teloni del palco

 

poi, bello come il vento, mi riportavo

alla Femmina, pronto al suo molteplice

tradimento morale

mentre mi si ficcava nella mente

l’immagine assente e volitiva

della Sfinge.

 

Straccione, oltrepassai la recinzione

con il pass dei V.I.P accanto

al Prefetto,

al Sindaco, all’Assessore, al Futuro

Senatore, al questore

in perfetto stile “non

saprei che dire”

 

ed udendo cantare d’amore

rinverdendo il suo sorriso

nel mio e la fronte bianca, lunare

e lineare, con una stellina d’argento

emergente tra la riga del seno

mi sono

sentito

un po’ in debito

con l’universo

come se

non ne

avessi già

sparsi

per il mondo intero

 

Alexandr Ivanovich

Erdogan inaugura il nuovo ponte sul Bosforo: “Piloni realizzati con i migliori giornalisti di Istanbul”

Zaman

  • La Spezia, Salvini telefona a Enrico Conti: “Fatti un selfie in via Di Monale
  • Caso burqa in regione, Pucciarelli si scusa con i lettori di Topolino: “Non volevo offendere Macchia Nera
  • Renzi risponde alla stampa sul caso Guidi: “Mi avete trivellato i coglioni
  • In porto la riforma costituzionale: le procure della repubblica saranno trasferite a 12 miglia dalla costa
  • Caso Guidi, è crisi diplomatica: il Guatemala ritira le sguattere dall’ambasciata italiana
  • Anders Breivik fa causa alla Rai: “Non mi hanno ancora invitato a Porta a Porta
  • Giunta Federici, fumata bianca. Ma non era Erba.
  • Spezia, Erba nominato assessore con delega a sé stesso
  • La Spezia: Erba, Basile e Parodi entrano nella giunta Federici: subito chiuso il Centro per l’Impiego provinciale
  • La solidarietà del mondo politico a Berlusconi: ricevute al San Raffaele le telefonate di Casaleggio e Pannella
  • Attentato a Orlando, il ministro tranquillizza: “Tutto a posto, neanche un graffio
  • Europei, il presidente Tavecchio fa infuriare i marò: “Girone di merda
  • Iniziative editoriali pro Berlusconi: da oggi “Cuore di cane” di Bulgakov in omaggio col Fatto Quotidiano
  • Bomba d’acqua in Liguria, le scuse dell’Arpal: “L’Isis non ci aveva avvisato
  • Roma, oggi passerella di Renzi sul Tevere, la prima dopo Christo
  • Varese, giovane leghista fuma uno spinello ed entra in castrazione chimica

 

Ivanovich, primavera 2016

AUTOGENESI

Nato a parametro zero

 

Nato di giugno

 

Nato alleato

Nato col grugno

 

Nato pacifico

Nato ficcanaso

Nato stanco

Nato per caso

 

Nato in bianco

Nato in scadenza

 

Nato senza strategia

Nato in emergenza

To-Be-Born

Nato bene o male

Nato matto

Nato a San Marziale

Nato in sfratto

 

Nato per idea

Nato per forza

 

Nato a letto

Nato maledetto

 

Nato all’ora di punta

Nato bugiardo

Nato per qualcosa

Nato bastardo

 

Nato per finta

Nato mondiale

Nato menato

Nato animale

 

Nato interista

Nato nel latte

Nato integrale

Nato artista

 

 

Nato a calci

 

Nato parassita

 

Nato di giorno

 

Nato eremita

 

Nato comunista

 

Nato perdigiorno

 

 

 

Nato incamiciato

Nato in mutande

Nato seminudo

Nato tra due gambe

 

Nato senza meta

Nato illacrimato

Nato coi coglioni

Nato sudato

 

Nato profeta

Nato sul molo

Nato sfrenato

Nato squattrinato

 

Nato da solo

 

 

Nato sdraiato

 

Nato sotto un treno

Nato in ritardo

Nato in un baleno

 

 

Nato per giunta

 

Nato con calma

 

Nato senza dei

 

Nato per davvero

 

Nato, affari miei.

 

Alexandr Ivanovich