Il boom degli iscritti alle facoltà di Economia: “Il nostro sogno è lavorare al Cnel”

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Elezioni Usa, l’esultanza di Trump: ”Abbiamo trombato la granny”

Arresto Al Fezzani, Federici: “Falsato il Palio del Golfo”

Omaggio al grande Maiorca: sub toscano lancia la prima bestemmia in apnea

Trump chiama Renzi col telefono rosso e cancella Rignano sull’Arno

Referendum, Renzi guarda alla democrazia Usa: “Vinceremo con 3 milioni di voti di meno”

Renzi esaurisce le marchette e chiede 10000 euro a Lapo Elkann

Ultim’ora news: Buffon ingaggiato dal governo Renzi per fermare i fischi alle manifestazioni

Referendum, la Mussolini chiede il riconteggio: “Mancano i voti delle colonie d’Africa”

Referendum, Rocco Siffredi surclassa Renzi: “Solo io reggo l’uno contro tutti”

Il successo del Sì all’estero, Mattarella: “Il senato delle regioni si riunirà in Patagonia”

Il post 4 dicembre: Norbert Hofer proclamato presidente della provincia autonoma di Bolzano

Firenze, neo diciottenne spende i 500 euro del bonus cultura in fumetti Hentai

Palermo: uccide la vecchia zia ricca con l’ultimo libro di Bruno Vespa

Stoccolma, Bob Dylan non ritira il premio. Nobel per la letteratura assegnato a Mauro Icardi

A. Ivanovich, novembre-dicembre 2016

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La genìa di Virginia

virginia

Nella mia città, e chi l’avrebbe detto

c’è uno slargo intitolato a un’eroina

che porta il cognome di un regista

di certe commediuole anni ‘90.

 

Lei era sgaggia, bella, intelligente e tanta,

nobile, arrivista e sapeva le lingue (anche la latina).

Un notevole curriculum vitae et studiorum

da spedire al Presidente del Consiglio.

 

La ragazza voleva far carriera ed il coniglio

dal cilindro magico del fato attendeva,

con ansia, da un momento all’altro,

fino al giorno che bussò mentre era al trucco.

 

Così piantò di punto in bianco quel gran becco

del marito e si dannò anima e corpo alla sua impresa:

divenire celeberrima e realizzare qualcosa

da imprimer nei rotocalchi (che c’eran già) a sfondo rosa.

 

Era l’epoca che si stava progettando quel Bel Paese dove il Crucco

imperversava e il Presidente (del Piemonte), letto avidamente

il suo C.V (e soprattutto dopo averla provinata)

stanziò immediatamente di mandarla a far da balia

 

nientepopòdimenoché all’Empereur.

Una mission, capirete, molto delicata:

snidare quel pollastro di Napoleon

per fargli siglare un dì la carta di Plombieres!

 

Mais rien peur: non v’er salotto, vizio o mestiere

ch’ella non conoscesse meglio di chi altro,

lei, prototipo del fenotipo tipico

che oggi chiameremmo tipo “escort”.

 

Così tra un gloria patri e un’avemaria

(come inizio) l’ampia scollatura e l’assortita bigiotteria

fecero il resto. Lei flesciò con la sua galanteria

il nipotino d’oro e conquistò il favoloso “Primo Premio della Spia”.

 

I libri ci han spiegato com’è andata:

lì per lì niente di che, ma poco dopo,

sarà un caso fortuito, questo sì, però

nessuno può negare che l’Italia è nata.

 

Fu lei che morì povera in canne e dimenticata,

condizione stereotipata di molti miti

(prendi Colombo ad esempio, stessi guai)

Che ci rimane? Uno sceneggiato Rai,

 

una leggenda sbiadita, una bellezza

ormai d’antonomasia, un orgoglio

di casa nostra, una piazzetta decentrata

e giusto giusto, appena appena

 

una grigia ombra velata da sottile angoscia:

quella d’esser tutti pronipoti di bagascia.

Alexandr Ivanovich

Nobel oblige

I laid on a dune I looked at the sky
When the children were babies and played on the beach
You came up behind me, I saw you go by
You were always so close and still within reach.

Sara, Sara
Whatever made you want to change your mind
Sara, Sara
So easy to look at, so hard to define.

I can still see them playing with their pails in the sand
They run to the water their buckets to fill
I can still see the shells falling out of their hands
As they follow each other back up the hill.

Sara, Sara
Sweet virgin angel, sweet love of my life
Sara, Sara
Radiant jewel, mystical wife.

Sleeping in the woods by a fire in the night
Drinking white rum in a Portugal bar
Them playing leapfrog and hearing about Snow White
You in the marketplace in Savanna-la-Mar.

Sara, Sara
It’s all so clear, I could never forget
Sara, Sara
Loving you is the one thing I’ll never regret.

I can still hear the sounds of those Methodist bells
I’d taken the cure and had just gotten through
Staying up for day in the Chelsea Hotel
Writing “Sad-Eyed Lady of the Lowlands” for you.

Sara, Sara
Wherever we travel we’re never apart
Sara, Sara
Beautiful lady, so dear to my heart.
How did I meet you ? I don’t know
A messenger sent me in a tropical storm
You were there in the winter, moonlight on the snow
And on Lily Pond Lane when the weather was warm.

Sara, Sara
Scorpio Sphinx in a calico dress
Sara, Sara
You must forgive me my unworthiness.

Now the beach is deserted except for some kelp
And a piece of an old ship that lies on the shore
You always responded when I needed your help
You gimme a map and a key to your door.

Sara, Sara
Glamorous nymph with an arrow and bow
Sara, Sara
Don’t ever leave me, don’t ever go.

Bob Dylan, Sara – 1975
dario-fo-bob-dylan-premio-nobel-letteratura
….
MATTO Commissario, mi tenga qui con lei o mi butto dalla finestra… A che piano siamo? Al terzo…? Be’, quasi regolamentare. Mi butto! Mi butto, e quando sono sotto, ormai morente, sfracellato sul selciato, che rantolo… perché io sono duro a morire… io non sono fragile come l’anarchico, che per un salto di soli quattro piani, dopo il botto era già in coma… così che ai giornalisti che sono accorsi non è riuscito a raccontare niente… No, io ai giornalisti racconto… sempre col rantolo, che siete stati voi a buttarmi giù! Mi butto! (Corre alla finestra).
COMMISSARIO BERTOZZOTOZZO (cerca di fermarlo) Per favore: piantala! (Al Primo Agente) Spranga la finestra! Il Primo Agente esegue.
MATTO E io mi butto dalla tromba delle scale. (Corre verso la porta).
COMMISSARIO BERTOZZOTOZZO Perdio! Adesso basta davvero! Seduto. (Lo scaraventa sulla sedia. Al Primo Agente) Tu chiudi la porta a chiave… togli la chiave…
MATTO E buttala dalla finestra… Il Primo Agente, stordito, va verso la finestra.
COMMISSARIO BERTOZZOTOZZO Sì, buttala! No, mettila nel cassetto… chiudi il cassetto a chiave… togli la chiave… Il Primo Agente esegue meccanicamente.
MATTO Mettila in bocca e ingoiala!
COMMISSARIO BERTOZZOTOZZO No, no, e poi no! A me non m’ha mai preso nessuno per il sedere! (Al Primo Agente) Dammi ‘sta chiave. (Apre la porta. Al Matto) Fuori, vattene… e buttati pure dalle scale… fai come ti pare… fuori… o vado fuori io da Matto! (Lo sospinge fuori dalla stanza). MATTO No Commissario… lei non può! Non faccia l’abusivo… Non spinga così… La prego, perché mi vuol far scendere?… Non è la mia fermata!
COMMISSARIO BERTOZZOTOZZO Fuori! (È riuscito a liberarsi dal Matto. Accosta la porta) Oh, finalmente!
PRIMO AGENTE Signor Commissario devo ricordarle che c’è la riunione dal dottor Bellati… e siamo già in ritardo di cinque minuti.
COMMISSARIO BERTOZZOTOZZO Perché, che ore sono? (Guarda l’orologio) Per la miseria! Quel disgraziato m’ha fatto perdere la trebisonda… Andiamo, sbrigati…
Escono dalla porta di sinistra. Alla porta di destra si riaffaccia il Matto.
Dario Fo e Franca Rame, Morte accidentale di un anarchico – 1970

Federici pone la 748ma prima pietra del Felettino: “Ormai l’ho quasi finito”

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San Terenzo (SP): Don Corsi lascia tra le lacrime, salutando gli artificieri che hanno appena sminato la canonica

I parrocchiani lericini: “Frainteso un uomo mite

Santo Stefano (SP), Paola Lazzoni attacca la stampa di regime: “Avevo scritto Pinocchietto, non Pinochet

Tatuaggi, Paolo Di Canio ne ha anche uno sul membro: “Se è teso si vede meglio

Di Canio cacciato dal set di un film porno, i produttori: “C’è scritto Donna Rachele sulla sua chiappa destra

Di Canio fa causa Sky: “E ora cacciate anche la Leotta, brutti froci de mmerda”

Roma, donna rimane incinta durante il fertility day: “Sembrava Woodstok, peccato non sapere chi è il padre”

Clamoroso: l’addetto stampa della Lorenzin era il solito della Gelmini

Gianni Morandi mangia una margherita e mette la foto su facebook. Piovono insulti dai fan più integralisti

Lutto al Quirinale, il cordoglio di Napolitano: “Mattarella fu un grande uomo di stato

Miracolo a Napoli: il cardinale Sepe parla di Gomorra e si raggela il sangue di San Gennaro

I suoi primi 80 anni: Renzi regala a Berlusconi un modellino del ponte sullo stretto a forma di vulva

Anche Moby Dick condannata dal tribunale di Roma: “Non fa altro che ripetere Acab

 

Referendum, Renzi: “Obama ha detto che Bin Laden voterebbe No

Referendum, la Boschi in visita in Giappone: “Se vince il No torna Godzilla

Animalisti in rivolta: Sgarbi dopo una capra della Palmaria adotta due iene di Italia 1

Roma, dopo il caso Cucchi nasce l’associazione “Epilettici di stato”

A. Ivanovich, settembre-ottobre 2016

Arena americana

E’ stato un bel derby. Combattuto, appassionato, giocato tra due vecchi volponi amiconi di famiglia nonché concittadini newyorkesi. Valeva il prezzo del biglietto (anche se è occorso restare desti dalle 3 alle 5, manco attendessimo i 100 metri olimpici di Bolt).

Uno show fondamentale per i futuri equilibri (già abbastanza traballanti) del globo, dove la comunicazione è tutto e sta alla base della vittoria. Non “cosa” si dice ma “come” si dice. Bellissimo, dovrei girarla a Renzi, questa.

Scenografia

Hofstra University di Long Island, New York. 130 milioni di telespettatori previsti. Biglietti in sala andati a ruba (è vero, non è uno scherzo, la democrazia costa e qui si paga cara) per un’ora e tre quarti di diretta, ma – incredibile – senza interruzione della pubblicità. Peccato, ero convinto che fosse come il Superbowl, con Janet Jackson che si tira fuori una tetta mentre canta a fine primo tempo.

Vestiario e acconciatura

Lui: completo da uomo di stato, serio, sorprendentemente pettinato. Spilla con la bandiera americana e addirittura una cravatta. Blu, come il colore del Partito Democratico.

Lei: tailleur rosso, sgargiante, fotonico. I colori del Partito Repubblicano, non dell’Urss.

Tanto per chiarire le acque all’auditel.

Facce

Considerando che hanno 140 anni in due, sono visi da restaurati ragazzini tirati a lucido prima della festa di fine anno della terza media. Ma hanno già trombato, quindi sono più sereni.

Lui: grugno da Biff Tannen seminascosto dal cerone, rughe cementificate con le luci del neon sparate a fuoco, capelli della parrucca riordinati per sembrare che ce ne sono, panza nascosta dall’abito scuro che snellisce. E’ circa 4 metri, sembra Andrè the Giant, ma un po’ più grezzo.

Lei: alta un tappo e un barattolo di Pringles, un po’ troppo larga ma distinta. Si avvicina al gigante per dargli la mano, come Cappuccetto Rosso con il lupo, ma ha un ghigno che lo fa subito vacillare. Sorride sempre, con grande classe. Sguazza tra le telecamere come un pescetto (rosso naturale) nella sua tinozza. Non sembra agitata, perché gli hanno cristallizzato le ghiandole sudorifere. Riflette la luce come un paio di Rayban scuri.

Hillary Clinton And Donald Trump Face Off In First Presidential Debate At Hofstra University

HEMPSTEAD, NY – SEPTEMBER 26: Republican presidential nominee Donald Trump (R) and Democratic presidential nominee Hillary Clinton (L) shake hands after the Presidential Debate at Hofstra University on September 26, 2016 in Hempstead, New York. The first of four debates for the 2016 Election, three Presidential and one Vice Presidential, is moderated by NBC’s Lester Holt. (Photo by Joe Raedle/Getty Images)

Riscaldamento

Arriva il conduttore, Lester Holt della Nbc, che mette subito in chiaro le cose. Niente colpi bassi, niente calci alle palle. Siamo candidati alla Casa Bianca, mica bestie di House of cards. Tempi uguali, domande uguali, io vi interromperò se dite cazzate o aggredite l’altro (non accadrà mai, che lui interrompa, ovvio).

Inizia il match

Si comincia con l’economia interna. E parte Trump.

Lui: andiamo male, è colpa del Messico. Ripeterà la parola “Messico” circa 7 volte nei primi 10 minuti. I messicani ci portano via il lavoro, non abbiamo più lavoro, le imprese se ne vanno dall’America, che cazzo. Si può dire cazzo in Tv? Questi politici che sono qua da 30 anni hanno ridotto così il nostro grande paese. I politici, “quelli là”, sono incapaci, ci vuole un imprenditore come me a mettere a posto le cose! (dove l’ho già sentita? Che dejavu pazzesco, un vero trip. Non starò già dormendo?)

Cmq John Wayne ne sarebbe fierissimo: Donald 1 – Hillary 0. E’ partito molto bene, citando tutti i suoi luoghi comuni prediletti, imparati da Salvini in un corso di aggiornamento a Verona. Tifo per lui, perché i cattivi divertono sempre.

Lei: Donald (lo chiama più volte per nome, che cara), lo sai che abbiamo avuto una grande crisi, e che siamo riusciti a risolverla grazie a Obam….

Obama quale? Quello che hai insultato per tutta la campagna elettorale del 2008? Interrompe con forza, senza che il conduttore dica nulla. Mossa scorretta, ma è 2-0 Trump. Ha ragione, porca mignotta.

Non mi interromperegenio, lei riprende con un bellissimo smile, senza perdere la concentrazione. La crisi economica dello stato si sistema solo dando lavoro ai giovani, investendo nelle piccole e medie imprese e nelle energie rinnovabili (dopo me la spieghi, ma intanto è una bella strizzata di palpebre ai Verdi Usa…se esistono? Boh) dobbiamo rilanciare il nostro modo di essere americani, tutti uniti, nel nome dell’amore (musica di Hair di sottofondo).

E il Nafta? (accordo commerciale incendiario tra Usa, Canada e Messico) Dove lo mettiamo? (riprende D.T. con furore) Ha rovinato le nostre imprese, e l’ha voluto tuo marito! Tuo marito, che ti ha messo più corna di un ranch dell’Arizona (fa la mossa del lazo).

S’era detto niente colpi bassi eh? – dice col pensiero il moderatore. (Trump all’ultimo minuto ha rinunciato, su consiglio dei suoi spin doctors, a portare una delle amanti di Bill tra il pubblico. Non sprechiamoci tutti i jolly subito, gli ha bisbigliato Rudolph Giuliani).

Negli anni ‘90 mio marito ha siglato quei patti perché erano fondamentali per il libero scambio delle merci nel nostro continente. Lo dovresti sapere bene tu, che ancora non si capisce che minchia traffici con i tuoi aerei di merda. Sempre se sono tuoi.

Io prometto 25 milioni di posti di lavoro (in America tutto è più grande di 25 volte) dando priorità ai nostri cittadini e alle nostre fabbriche. Venite a produrre qui, date lavoro qui, che vi espanderete. Ho un piano. E io adoro i piani ben riusciti (cerca di infilarsi un sigaro tra i denti ma non lo trova nel taschino). Un piano di rilancio che non si vedeva dai tempi di Reagan…(nominare il vecchio guitto californiano. Mossa super con lo share, specie in Alabama. Il temine “Reagan” verrà riutilizzato altre volte. Assist d’oro dei giulianiferrara trumpeschi).

Trump il protezionista, Trump l’orgoglioso guardiano dei confini di stato. Trump il cowboy che ce l’ha fatta, che cita Ronald e che evoca John. Come attori non c’è paragone. E vola sul 3-0.

Fase centrale

Curioso, non si accenna nemmeno di striscio i temi più caldi di questi tempi. Tipo l’omicidio sistematico dei neri da parte degli sbirri. O l’eterna questione delle armi, che un seienne di Duluth o Colorado Springs può tranquillamente disporre acquistandole in allegato con Topolino.

Non si parla di argomenti sessuali, né di questioni etiche come eutanasia, aborto, figli in provetta.

Trump si rivolge agli americani incazzati. Ma non li aizza più di tanto. Non cita neri, gialli, islamici o ispanici, messicani a parte. Non attacca sul razzismo né sulla violenza. Parla di lavoro, anche se a vanvera. Hillary invece parla alla middle-class. I troppo ricchi sanno benissimo che la festa continuerà lo stesso: comunque vada, sarà sempre un successone. Per loro.

Rimane scoperta la categoria mediana e quella dei poveracci. La casta dei paria non vota neanche, come da regolamento.

La Clinton è li per parare i colpi. Sa di essere davanti coi sondaggi, è stata senatrice, first lady e Segretario di stato, ovvio che deve difendersi dalle cannonate di Mr. Briscola (Trump, da Google translate).

E siccome, è noto, si vince al centro, la signora sfodera tutto il suo ritrovato charme ricordando la piccola industria tessile del babbo, strappando lacrime di commozione alla figlia Chelsea in prima fila, rimembrante i tanti ceffoni ricevuti dal nonno lungo l’arco degli anni ‘80.

Bill ride: Che cazzara, deh! Si legge nel suo divertito labiale da principe consorte in pectore.

Trump attacca Hillary chiamandola sempre, ripetutamente, “Signora Segretario”. Altra briscola vestita: con un colpo solo le dà della scarpa vecchia e le rammenta pure che è stata fino all’altro ieri nei posti chiave del potere (verissimo). Meglio rinfrescare la memoria generale, il pubblico non ricorda nemmeno chi ha vinto l’ultimo campionato NBA tre mesi fa. Ciàpa su.

Quindi come si permette, Segretario, di dare lezioni su cosa si deve fare?

E così, preso dalla smania di affondare il coltello, Donald si ritrova a parlare di Obama. Il suo piedone è ormai vicino alla buccia di banana. H.C. va in difficoltà anche sul TTIP, accordo commerciale America-Europa (anche in Europa è stra-criticato, ma allora chi cavolo l’ha voluto? ndr) ma la svolta è dietro l’angolo.

E’ una rovina come il Nafta. L’hai sempre difeso, ora non più, perché lo dico io. Vergognati.

No, ero contraria, l’ho anche scritto nella mia biografia. E’ stato il mio ghost writer… (qui c’è ambiguità, ammettiamolo, visto che da tempo si parla di una sosia della Clinton, che sarebbe morta da tempo. Esattamente come la vecchia leggenda beatlesiana del P.I.D – andate a vedervelo su Wikipedia, ora non ho tempo di spiegare).

Allora ha sbagliato Obama? Segretario, ha sbagliato Obama? Eh? Incalza ingarruzzito.

Lo stesso che non sarebbe Born in the U.S.A?

Gli risponde springsteenianamente senza perdere il self control.

E questa è la reazione della cavalla politica di razza.

Ella, infatti, rispolvera una vecchia polemica anti Obama messa su da Trump, che millantava di possedere un certificato di nascita in quale si dimostrerebbe che l’attuale presidente sarebbe stato partorito in Kenya. Particolare importantissimo visto che, da costituzione, il “Commander in chief” deve avere avuto i natali entro confini Usa (lo stesso motivo, ad esempio, per cui Terminator si è dovuto fermare al governo della sola California in quanto austriaco di anagrafe, come Hitler). Era una pura scemata su cui Trump, ora, non sa che dire. E Hillary va sull’1-3. Dopodiché ecco un’altra mossa ambientalista.

Tu credi alle favole, Donald. Sei anche quello che dice che il cambiamento climatico non esiste.

Non è vero! Non è vero! Grida lui come un pappagallo in gabbia. Un po’ poco, come difesa: 2-3. Hillary, come un diesel, ha finalmente ingranato e ora sta per passare al contrattacco.

Politica estera

La ciliegina finale, il dessert della casa dopo un pranzo luculliano a base di fiorentine e crauti (metafora ardita ma sempre meglio che la pizza con l’ananas e maionese).

Dove la signora vince davvero è proprio il campo da gioco sterminato del mondo. Trump dimostra di non sapere nemmeno dove sia il Bhutan (non lo sa quasi nessuno, ma da un candidato alla guida del più potente esercito del pianeta forse è una qualità richiesta nel cv).

Hillary, la professorina, sfodera preparazione ed esperienza (grazie al kaiser, direte voi). Lo butta giù in ogni cosa che dice. Lo lascia parlare, sa di avercelo in pugno.

La Nato non serve più a una sega! Esterna convinto. Ci costa miliardi di dollari, il 73% della spesa è sulle nostre spalle, ma è mai possibile?

Tesoro, abbiamo vinto la seconda guerra mondiale. Lo sapevi? Passa un attimo al Cepu e fatti un ripassino.

Va bè, la Nato ok…ma troviamo un modo per gestirne i costi! Solo di catering, dall’Islanda alla Polonia, ci vola via un fottìo di dollari! E i dollari sono tutto! Lo so io che….

Che sei un grande imprenditore, sì bravo, mitico. Anche tuo padre la pensava così, dopo averti intestato tutta la sua eredità. No ragazzi, scusate (guarda fisso in macchina cercando di rimanere seria) volevo dirvi che non lo fa apposta, è davvero un coglione…Nato ahahahah! (e sta quasi per scompisciarsi, dopodiché si riprende).

E il Giappone! Non possiamo mantenere anche il Giappone!

Sorry, Abe (continua a guardare la telecamera gesticolando) fai finta che è Steven Seagal, fatti due risate e dimentica subito, per favore. Yukudi. Riprende lei con aria quasi preoccupata di rivedersi un’altra Pearl Harbour tra pochi anni.

In storia e geografia siamo indietrino, non trovi? Dobbiamo rispettare tutti i nostri alleati…è dura, ma là fuori ci sono dei nemici da affrontare…e tu lo sai bene, visto che sei in intimità con Putin.

Tripletta della Clinton in pochi minuti. 5-3, il toro è quasi al tappeto. Lui è realmente ignorante come una scarpa, dovrebbe chiedere la spugna o una secchiata d’acqua nel muso ma persiste nelle boiate a mezzo bocca.

L’Iran! Voi vi siete messi d’accordo con l’Iran, porca di quella troia!

Scusami, (sorride) Donald, se ora da quelle parti hanno un premier sano di mente che ci ha permesso di ficcare il naso nel loro sviluppo nucleare. Scusa, se abbiamo evitato che ci tirino nel culo dei missili atomici da Teheran. Scusami, ma a me sembra una leggerissima vittoria politica, o sbaglio?

6-3. Ormai è cappottato.

Qui si sveglia all’improvviso il conduttore: Ehi Trump, se vinci, saresti disposto a usare le bombe atomiche?

(E’ come domandare a Nerone se gli piace il flambè).

Non lo escludo, non lo escludo. Ehehehe! Fa lui con la voce di Gary Cooper. Proprio il modo migliore per rassicurare gli americani. E i terrestri tutti.

Perfino quando ha ragione, Trump sbaglia candeggio: Voi avete creato l’Isis, avete abbandonato il campo dell’Iraq ed ecco il risultato!

Ma se hai detto che non eri d’accordo con la guerra in Iraq…

Certo, non l’avrei mai fatta io, quella guerra.

E allora che diavolo vuoi, Gino?

Sì però all’epoca l’avevo appoggiata…bofonchia come se fosse stato sgamato a pulirsi le chiappe con delle foglie di eucalipto.

Ecco, dai… ancora due minuti è finita, birillino. Be quiet.

End of games

Donald commette cappelle a ripetizione e la Clinton sembra Muhammad Alì contro Joe Frazier a Kinshasa nel 1974. Lo lascia cadere prima del colpo finale. Un colpo da maestrina che sta per giungere come un uppercut nella dentiera del milionario avversario.

Amico mio, sei un povero stronzo che farnetica che noi donne siamo scimmie senza cervello, dimenticando il particolare che tua mamma ti ha partorito. A proposito, bel lavoro davvero, signora! Ce l’hai con noi perché siamo più belle e intelligenti e tra un mese una di loro sarà presidenteeeeeeeeeee!!!!!!!! Wooooo!

Standing ovation. Nei divani americani, dalla Florida alle Hawaii, volano rutti e popcorn di giubilo. In studio la supermodella slava moglie di Trump tenta un sorriso di circostanza. Hillary stapperebbe un Maximilian Brut da 6 litri come Hamilton dopo un gran premio, ma non può. Sa di avere vinto. Ma si tiene tutto dentro. Ci sono ancora molti giorni prima del fatidico 8 novembre e tanti round da disputare contro quell’energumeno. Tutto può accadere. In ogni caso, staremo freschi.

Che grande democrazia!

God bless Americaaaaaaaaa…….(sigla):

Land that I love
Stand beside her, and guide her
Through the night with a light from above.
From the mountains, to the prairies,
To the oceans, white with foam
God bless America
My home sweet home

A. Ivanovich

Interilia

lorenzi

 

L’uomo era ancora giovane e indossava

un soprabito grigio molto fine.

Teneva la mano di un bambino

silenzioso e felice.

Il campo era la quiete e l’avventura,

c’erano il kamikaze,

il Nacka, l’apolide e Veleno.

Era la primavera del ‘53,

l’inizio della mia memoria.

Luigi Cucchi

era l’immenso orgoglio del mio cuore,

ma forse lui non lo sapeva.

Maurizio Cucchi, ‘53

 

Icardi in panchina.jpeg

 

Discussione normale.

Come se nulla fosse.

Niente di trascendente:

l’off side, Sarri e Mancini,

la ripresa delle ostilità.

 

Eppure c’era qualcosa

di tenero e di conviviale,

dialogo da manuale

fra due incompresi vicini.

 

Ma tanto ci si ribecca

dolente natura morta,

Merissima gloria bastarda!

 

(Intanto in panca è Icardi

assiso a Porta a Porta)

Alexandr Ivanovich, Dream no. 9, gennaio 2016

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Mi raccomando, disinvolti. Firmato R.E.

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Ivanovich, estate 2016