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A. Ivanovich, settembre-ottobre 2016

Campidoglio, statua di Marco Aurelio si dimette: “Non mi ero accorta di niente”

Quel che si dice “scendere dal piedistallo”. Lo ha fatto la statua bronzea equestre del grande imperatore romano Marco Aurelio Antonino Augusto, milleottocento anni di storia, da quasi cinquecento regina incontrastata della caput mundi dalla piazza del Campidoglio. Ieri mattina ha annunciato urbi et orbi le sue dimissioni irrevocabili e se n’è andata di galoppo, paralizzando il traffico cittadino.

Statua di Marco Aurelio in Campidoglio

«Non mi ero accorta di tutto il baccanale che succedeva alle mie spalle»  – ha confessato con amarezza. «Ho la mia dignità da difendere: in questi cinque secoli ho sopportato con pazienza e fermezza circa DCCC once di guano, ma una schifezza simile è dura da mandare giù».

Si riferisce al caso Marino? Le chiediamo mentre cerca di fare il biglietto per  la linea Anagnina, tra lo sgomento dei pedoni e, soprattutto, dei piccioni capitolini.

«Domanda molto acuta» – risponde con la sua durezza tipica – «Guardi, mi sono ingoiata nell’ordine un numero imprecisato di cardinali, mazziniani, liberali; radicali, monarchici, podestà; feldmarescialli, generali americani, democristiani, pentapartitisti e comunisti miglioristi margheritati. E sorvoliamo sul resto. Per usare una perifrasi tipicamente nostrana, “mo’ me so’ rotta li cojoni”».

C’è una leggenda su di Lei: verrà l’Apocalisse quando tornerà dorata…

«No no no no» – (cerca di scuotere la testa ma non ci riesce n.d.r) – «è una fregnaccia messa in circolo dalla stampa di regime. Avevo lasciato scritto l’esatto contrario: quando verrà l’Apocalisse, sarà ora di una riverniciata e di una revisione. E’ anche per questo che mi sono schiodata di lì».

Ma la piazza fu disegnata dal grande Michelangelo Buonarroti per esaltare la Sua antica bellezza. Fu il papa Paolo III Farnese a volerLa trasferire davanti al palazzo del Campidoglio, per proteggere il comune…

«Appunto, è ora di cambiare aria, se no ci si arruginisce» – aggiunge con orgoglio statuario. «Mi dispiace per Miky, ci siamo sentiti poco fa, è un po’ giù anche lui. Ma, come sempre, gli ho già fornito la soluzione. Sgarbi permettendo».

Quale?

«Al mio posto un bel dito medio di Cattelan. E’ ora di rottamare questa città, sfoderando, mutatis mutandis, simboli nuovi e un linguaggio artistico degno del terzo millennio. A proposito, che papa c’è adesso? Siamo arrivati a Sisto Sesto?».

Ivanovich, XI/X/XV